Il governo federale illegittimo che dal 31 agosto 2016 occupa illegalmente il potere in Brasile continua a emanare decreti e norme antidemocratiche che smantellano l’organizzazione dello Stato, mentre il potere giudiziario agisce in disprezzo della Costituzione, delle procedure vigenti, del diritto internazionale dando corpo ad uno Stato di eccezione. La mobilitazione e le proteste sono continue e diffuse, la repressione violenta e priva di legittimità.

 La PEC 55 imposta con violenza poliziesca e contro il Brasile

 

Mercoledì 29 novembre 2016, per indicazione  del Palazzo del Planalto (la sede del governo federale), Brasilia, una volta di più, ha vissuto, sul prato del Congresso Nazionale, un’ azione militare che rende evidente  in modo forte il regime di eccezione e illegalità instaurato dal colpo di Stato parlamentare, giudiziario e mediatico del 31 agosto 2016.

La storia di Brasilia è ricca di fatti eroici in difesa della legalità e della democrazia. Elenco al quale si aggiungono gli accadimenti di questo mercoledì, quando la capitale del paese ha rivissuto tristi ricordi della dittatura militare (1964-1984), finita da oltre trent’anni.

La vocazione democratica della capitale federale si è manifestata presto. Non si erano ancora compiuti cinque anni dalla sua fondazione, quando la dittatura militare il 9 aprile 1964 ha compiuto l’occupazione militare dell’Università di Brasilia, inaugurando una serie di azioni sanguinose il cui culmine si diede con l’invasione dell’università il 29 agosto 1968. La città insorse contro la violenza.

Meno di 20 anni dopo il 25 aprile 1984 Brasilia si sollevò ancora una volta, in difesa delle “Dirette subito” (la rivendicazione, cioè, delle elezioni dirette del presidente della Repubblica). Il generale di servizio alla Presidenza della Repubblica, João Batista Figueiredo, nominò un altro generale, Newton Cruz, comandante militare del Planalto ed esecutore delle misure di emergenza imposte contro Brasilia il giorno della votazione da parte del Congresso Nazionale dell’emendamento per le “Dirette subito”, che doveva ripristinare il diritto fondamentale dei brasiliani a eleggere il Presidente della Repubblica. L’esibizione di violenza e truculenza militare, comandata da Newton Cruz, è stata una delle più vessatrici della nostra storia.

L’immensa maggioranza dei manifestanti (del 29 novembre 2016) era formata da giovani e lavoratori convocati dalle organizzazioni studentesche, dai movimenti sociali e dalle centrali sindacali, oltre a donne, indigeni, neri, fra gli altri, che protestavano contro l’istituzione di un tetto alle spese del governo e anche contro la Misura Provvisoria 746/2016, che snatura l’insegnamento medio, ed il Progetto di Legge Scuola senza Partito.

Davanti al Congresso Nazionale a Brasilia, epicentro delle proteste, la polizia ha attaccato usando la cavalleria e bombe, manganelli, gas lacrimogeni e urticanti. E anche militanti di estrema destra e spie  infiltrate nella manifestazione per compiere atti di vandalismo e giustificare la violenta azione della polizia stessa. Obiettivo delle repressione poliziesca violenta era tenere lontane le migliaia di manifestanti(12.000 secondo i dati ufficiali, 50.000 secondo gli organizzatori) che rigettavano la PEC 55, da Maldade (della Crudeltà) che impone un limite alle spese del governo negli investimenti soprattutto di educazione e salute, senza mettere mano agli esorbitanti interessi che il Tesoro Nazionale paga per soddisfare l’usura speculativa e che consuma, ogni anno, circa 50% del valore del bilancio dell’Unione.

Dentro al Senato, in cui veniva votata la PEC, i senatori conservatori e la destra festeggiavano l’approvazione di quella misura discrezionale e profondamente antidemocratica, parlando di “democrazia” davanti ad uno scenario senza la presenza popolare.

Il Congresso è rimasto vuoto perché era stato chiuso al popolo, ai dirigenti studenteschi e sindacali, come ha denunciato la senatrice Vanessa Grazziotin (PCdB.Amazinas), che ha accusato: “ Questo emendamento costituzionale è la cosa peggiore che il Parlamento ha votato negli ultimi tempi”.

Quanto è accaduto a Brasilia è stato un massacro inaccettabile, che rompe tutte le regole di convivenza democratica, viola le libertà e lacera ancora di più la Costituzione, approfondendo la rottura con lo Stato Democratico di Diritto.

È questo l’ambiente desiderato da coloro che hanno assaltato il potere della Repubblica attraverso un colpo di Stato che non si può occultare al fine di imporre al Brasile e al popolo misure come la PEC 55, che indeboliscono lo Stato brasiliano e ci assoggettano agli interessi del capitale finanziario, cancellano diritti dei lavoratori e aggrediscono la democrazia. Il popolo brasiliano, le forze patriottiche, democratiche e progressiste reagiranno, troveranno forme unitarie di lotta e un cammino che ristabilisca la democrazia e riprenda lo sviluppo nazionale.

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Editoriale di Vermelho, 30 novembre 2016

www.vermelho.org.br

(Traduzione di Teresa Isenburg)

 

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