Non una proposta di legge in piena regola. Ma poco ci manca. I “professoroni” dopo aver combattuto la riforma costituzionale non hanno alcuna intenzione di lasciare che il dibattito sul nuovo sistema di voto avvenga soltanto nelle aule parlamentari o nelle stanze del governo. A loro giudizio, dalla consultazione referendaria del 4 dicembre è uscito sconfitto anche l’Italicum e più in generale ogni approccio “maggioritario”. Per questo, si schierano per il proporzionale, sono pronti a presentare un loro testo e anche ad avviare una sottoscrizione popolare.

La loro road map prevede la convocazione di un’assemblea a gennaio (probabilmente il 21). In quel occasione partirà la mobilitazione ufficiale. Che non sarà soltanto sulla legge elettorale ma anche a favore del referendum contro il jobs act promosso dalla Cgil. Anche di questo si è parlato oggi in un incontro al quale hanno partecipato sia il Comitato per il No che quello anti Italicum.

Il loro giudizio sul governo Gentiloni non è certo positivo (“troppo in continuità con il precedente”), ma c’è un’altra cosa che proprio non gli va giù: l’idea di andare a elezioni per far slittare la consultazione sul lavoro. “Se lo si vuole – spiega il vice presidente del comitato del No, Alfiero Grandi – è un problema che si può facilmente ovviare aggiungendo nella nuova legge elettorale due righe in cui si dice che referendum e elezioni si possono tenere nello stesso anno”. E’ stato citato anche un precedente: quello del 1987 in cui gli italiani a giugno votarono per le Politiche e a novembre si espressero su una serie di referendum tra cui quello sul nucleare.

Insomma, professori pronti a stare in campo ma solo come movimento. “Non vogliamo diventare partito, siamo un’altra cosa, è stato importante – osserva Grandi – che in questo referendum i cittadini si siano potuti esprimere senza schierarsi, e noi vogliamo mantenere questa peculiarità”.

Per redigere la loro proposta di legge elettorale è stato istituito un gruppo di lavoro. “Non si tratterà di un articolato – spiega ancora Grandi – ma esprimeremo una posizione per punti, con indicazioni politiche e tecniche abbastanza chiare. E’ un testo che sottoporremo all’assemblea nazionale, ma l’idea è quella di dare vita a una mobilitazione di massa, proporremmo una raccolta firme”.

L’obiettivo, tuttavia, non è solo quello di incidere nel dibattito pubblico. “Chiederemo di essere ascoltati dal Parlamento e dal governo”, spiega il vice presidente del Comitato. Anche perché per i “professori” è necessario che si vada verso un sistema proporzionale. “Tra di noi – sottolinea Domenico Gallo – molti in passato sono stati a favore del Mattarellum ma si rendono conto che non è il caso di ripristinarlo con questo sistema tripolare. Serve una legge che ridia la voce ai cittadini, che rispetti i principi fondamentali della Costituzione, che consenta la scelta degli eletti da parte degli elettori, che garantisca il voto uguale per tutti e quindi senza premi di maggioranza tali da contraddire il principio di parità”.

tratto da www.huffingtonpost.it

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