Realizzato in un momento di grande complessità e di urgenze della situazione politica nazionale e internazionale, il XX Congresso del PCP, che si è tenuto il 2, 3 e 4 dicembre ad Almada, è stato un evento di grande significato e importanza politica per l’affermazione e il rafforzamento del PCP come Partito della classe operaia e di tutti i lavoratori.

Come ha affermato Jeronimo de Sousa nel suo discorso di chiusura, “un Partito che non risparmierà sforzi, non si sottrarrà ai propri compiti, che si propongano di difendere e conquistare diritti e migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e del popolo, sempre con gli occhi rivolti alla linea dell’orizzonte, all’obiettivo ultimo che anima e giustifica la nostra ragione di essere e di combattere: una società libera dallo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo”.

I tre giorni del Congresso sono inscindibili dalla sua lunga fase preparatoria con la realizzazione di migliaia di riunioni con più di ventimila partecipanti, con i militanti che sono intervenuti nella discussione delle Tesi/Progetto di Risoluzione Politica, nell’elaborazione di quasi duemila proposte di emendamento/cambiamento, nella loro grande maggioranza approvate, nell’elezione dei delegati, nella mobilitazione degli invitati, e nella realizzazione di diverse iniziative decisive per il successo del Congresso.

Le deliberazioni assunte, quasi tutte all’unanimità, in particolare l’approvazione del Progetto di Risoluzione Politica e di tre mozioni, l’elezione del Comitato Centrale e dei suoi organi esecutivi, l’elezione del Segretario Generale e della Commissione Centrale di Controllo, sono l’espressione dell’esercizio della profonda democrazia interna che caratterizza il funzionamento del PCP.

Nei loro numerosi interventi, i delegati provenienti da tutte le regioni del Paese – operai, lavoratori, agricoltori e piccoli imprenditori, intellettuali, giovani, donne, pensionati, persone disabili, specialisti, uomini e donne dei saperi – hanno parlato dei problemi reali della vita nella loro regione e nel loro settore di attività; della realtà nelle imprese e nei luoghi di lavoro; della politica economica, di sanità, istruzione, sicurezza sociale, acqua pubblica, del valore del lavoro, della cultura, della produzione nazionale, della sovranità nazionale; della vita di partito e della necessità del rafforzamento politico, sociale ed elettorale del PCP per la costruzione della politica alternativa. Hanno parlato del valore strategico della lotta e del suo sviluppo per rompere con blocchi e vincoli e avviare la costruzione dell’alternativa patriottica e di sinistra.

Va rilevata anche la presenza al Congresso di sessantadue delegazioni straniere a cui i delegati hanno manifestato calorosi sentimenti di appoggio e solidarietà internazionalista, in particolare alle delegazioni dei paesi aggrediti e minacciati dall’imperialismo, Cuba, Siria, Palestina e Ucraina.

Gli organi della comunicazione sociale dominante, non riuscendo ad ignorare il Congresso per la sua straordinaria dimensione, si sono sforzati ad inventare contraddizioni e divergenze insanabili.  Di fronte al clima di unità, determinazione e fiducia che hanno trovato, hanno utilizzato altri modi per attaccare, cercando di far passare l’idea di un PCP senza orizzonti né prospettive di lotta. Ma non sono riusciti a cancellare l’essenza del Congresso che è diverso dagli altri perché è il Congresso di un Partito anch’esso differente dagli altri per la sua identità e natura di classe, per la sua indipendenza dal grande capitale, per la sua ideologia, per i suoi principi di funzionamento profondamente democratico, per il progetto e l’ideale per cui lotta.

Il PCP è uscito da questo Congresso più preparato alle nuove sfide e battaglie che ha di fronte, più forte per intervenire nella lotta che già da ora è necessario continuare per l’aumento dei salari e del salario minimo nazionale a 600 euro nel gennaio 2017, per i diritti dei lavoratori, per lo sviluppo dell’azione rivendicativa, per la modifica degli aspetti più gravosi della legislazione del lavoro, per la lotta contro la precarietà, per la difesa e la valorizzazione delle funzioni sociali dello Stato, per la rinegoziazione del debito pubblico, per la liberazione dalla sottomissione all’euro, per la produzione, l’occupazione e la sovranità nazionale.

Il PCP esce da questo Congresso più cosciente della necessita di continuare gli sforzi per il suo rafforzamento, della necessità di continuare a stimolare la lotta dei lavoratori e del popolo, di proseguire la costruzione della convergenza con democratici e patrioti. E, nel quadro delle prossime battaglie, affermando l’importanza delle elezioni locali del 2017 con nuovi passi in avanti nella valorizzazione e nel rafforzamento elettorale della CDU (Coalizione Democratica Unitaria, guidata dal PCP, ndt).

Il Congresso, di fatto, ha reso evidente che il PCP non risparmierà alcuno sforzo volto a difendere e a conquistare diritti e a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e del popolo. Ma come è scritto nella Risoluzione Politica approvata, “la realtà dimostra che non esiste strada alternativa a quella della rottura con la politica di destra degli ultimi quattro decenni e la costruzione della politica patriottica e di sinistra”.

“E’ questo processo di lotta e di costruzione che i comunisti portoghesi saranno chiamati a portare avanti nel prossimo futuro. Sulla base del costante impegno nei confronti dei lavoratori e del popolo, affermando la propria identità comunista, onorando la propria dimensione e percorso di partito patriottico e internazionalista, il PCP non risparmierà gli sforzi per garantire un Portogallo democratico, sviluppato e sovrano e continuerà con fermezza ad impegnarsi per l’affermazione del suo programma e progetto, nella lotta per una democrazia avanzata, con i valori di Aprile nel futuro del Portogallo, avendo come orizzonte il socialismo e il comunismo”.

Rafforzato dal suo XX Congresso, il Partito Comunista Portoghese si trova ora nelle migliori condizioni per proseguire su questa strada.

Editoriale di “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese.

Traduzione a cura di Marx21

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