di Roberto Morea* –  Oggi abbiamo ancora sulle spalle la fatica di una lunga marcia cominciata oltre un anno fa e non ancora finita.

Certo dalla vetta di questa vittoria l’aria che si respira è tersa e piena di ossigeno, ma il cammino non è finito qui, ora ci aspetta una fase più delicata e per certi versi più difficile.

Per attrezzarci a questa nuova fase è bene comunque partire da una analisi di ciò che è successo.

Il voto per il referendum sulla riforma della costituzione ha portato 33.243.845 elettori pari al 65,47% degli aventi diritto ad esprimersi sul cambiamento o il mantenimento della costituzione italiana.

Un dato significativo di partecipazione ad una consultazione che non prevedeva, come in altre occasioni, il raggiungimento di un quorum, del 50% più uno, di votanti per la validità della consultazione.

Il Si ha raccolto circa 13 milioni e 500 mila voti (13.432.187) pari al 40,89%, mentre il No è arrivato a 19 milioni e 500 mila circa (19.419.528) pari al 59,11%. Il dato include anche gli elettori che risiedono all’estero e su questo voto, degli italiani all’estero, si è aperto un acceso dibattito sia per l’utilizzo dei dati personali che il presidente del consiglio ha usato per inviare loro comunicazioni di propaganda per il si, sia sulle modalità di voto alquanto manovrabili dagli uffici dei consolati.

La mappa geografica del voto ci dice di una Italia quasi ovunque schierata per il NO solo la provincia di Bolzano la Toscana e l’Emilia Romagna hanno avuto una prevalenza per il SI.

Il dato più marcato geograficamente è stato quello del sud e delle isole che hanno votato per il no in una percentuale intorno al 70% con punte del 74% in alcune provincie della Sicilia e della Sardegna.

I dati di analisi ci dicono di una posizione per il no soprattutto nelle fasce dei giovani, soprattutto lavoratori e lavoratrici precari/e o disoccupate. Con loro anziani in difesa dei valori costituzionali e ceti meno abbienti.

È stato dunque, quello per il NO, un voto popolare di risposta ad una situazione economica e sociale che non ha visto nel disegno di Renzi la soluzione ai problemi in cui il paese versa.

Stagnazione economica, disoccupazione, impoverimento, non hanno avuto una inversione di tendenza significativa con le misure di austerity introdotte dai governi Monti, Letta e Renzi, tutti accanitamente proni ai dettami delle Elite europee.

Il voto quindi è stato insieme nel merito di una trasformazione anti democratica del sistema politico, in una versione estrema della “Governance” impermeabile e interessata solo a mantenere un sistema economico e sociale, contemporaneamente di rigetto delle misure sin qui praticate che hanno scaricato sul mondo del lavoro e dei diritti, la competizione della globalizzazione ( Riforma delle pensioni, Jobs Act, Buona Scuola, Sblocca Italia….).

Il variegato fronte del no , da Renzi definita una “accozzaglia” , ha messo insieme un insieme di forze politiche che vanno dall’estrema destra Leghista (lepenista) al movimento 5 stelle e che ha visto nella fase finale della campagna elettorale anche la presenza di Berlusconi, che aveva schierato le sue televisioni per il Si ad una riforma che in parte ricalcava quella da lui voluta e respinta anche allora da un referendum nel 2006. Evidentemente informato dai sondaggi che davano la vittoria del No con un ampio margine di vantaggio, ha voluto esporsi per giocare la vittoria sul tavolo di una trattativa che in parlamento si dovrà svolgere per un nuovo governo e una nuova legge elettorale.

Il sistema mediatico sta cercano di far apparire queste forze politiche come i rappresentanti politici del fronte del No, oscurando il grande ruolo che il comitato del No ha svolto nella affermazione della schieramento.

Tuttavia le figure altamente significative del comitato del No, seppur fallendo nella raccolta delle 500.000 firme necessarie ad avere la titolarità di rappresentazione politica, hanno saputo raccogliere un ampio consenso popolare e costituito in ogni territorio dei comitati locali che si può dire sono stati il motore della macchina della propaganda per il NO.

Nei comitati si è lavorato unitariamente per far in modo che decine di migliaia di fuori sede potessero votare attraverso l’espediente del rappresentante di lista.

Tanti e tante hanno intrecciato relazioni lasciando da parte identitarismi e egoismi di appartenenza mettendo in moto una partecipazione volontaria che è stata la vera scommessa vinta.

Ora si apre una fase di assestamento in cui la sinistra dovrà affrontare una discussione interna non del tutto chiara , ma senza dubbio questa vittoria mostra che c’è uno spazio ed un popolo della sinistra a cui potersi rivolgere con fiducia.

Il pericolo che la vittoria venga fagocitato dalle destre populiste e che venga assorbita dalle forze che spingono per una uscita dalla UE , mantenendo invariato il quadro economico e sociale, è del tutto evidente e la stessa partita interna al PD creerà dei sommovimenti ancora non ben definiti.

Da parte sua Renzi sembra del tutto convinto di andare presto alle elezioni partendo da quei 13.500.000 di elettori che lo hanno comunque seguito nella sua scellerata proposta.

*Transform! Italia

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