Costruire un’Europa diversa

Il Partito della Sinistra Europea: per un’uscita progressiva dalla crisi.

Vota a sinistra alle elezioni europee.

Le elezioni europee del maggio 2019 saranno un passo cruciale per il futuro dei popoli. I tempi stanno cambiando e c’è la reale minaccia di un’Unione Europea (UE) più neoliberista e conservatrice. Le forze della sinistra rappresentano l’unica alternativa al nuovo blocco centrale neoliberista-conservatore e la vera alternativa all’estrema destra.

L’Unione europea è ancora in una profonda crisi. Gli squilibri macroeconomici sono peggiorati nel corso degli ultimi anni, e non il contrario. Siamo di fronte a un reale passaggio politico i cui elementi più significativi sono l’ascesa dell’estrema destra, l’astensione elettorale e la profonda crisi della socialdemocrazia, così come alla riorganizzazione dell’equilibrio politico ed elettorale in un certo numero di Stati membri dell’UE, nella maggior parte dei casi a spese dei partiti “tradizionali” dell’establishment.

L’ascesa dell’estrema destra è lo sviluppo più allarmante e impegnativo. Dobbiamo riconoscere che il malcontento e la protesta contro la politica di austerità, che  produce grandi contraddizioni sociali ed è economicamente controproducente, hanno avvantaggiato la destra. I cambiamenti politici, tuttavia, non contengono solo rischi ma anche opportunità che devono essere colte dalla Sinistra.

La sinistra per un forte contrappeso e un’alternativa politica al nazionalismo e al razzismo dell’estrema destra, come anche alla politica neo-liberista.

Le politiche di austerità, funzionali a un dogma neoliberista che impone misure criminali nel nostro continente, sono al centro dei problemi fondamentali che affrontiamo e ne hanno creati di nuovi, come il dumping sociale e fiscale, diventato la regola ovunque nell’UE.

I diritti dei lavoratori, lo stato sociale e la contrattazione collettiva sono stati i principali obiettivi di queste politiche, che possono continuare, in quanto non c’è la volontà politica di promuoverne di nuove.

Il potere del grande capitale domina l’Europa attraverso le istituzioni europee e i governi nazionali. La futura cooperazione europea dovrebbe essere sotto il controllo democratico del popolo e non al servizio dei mercati finanziari e delle grandi imprese.

Opporsi e modificare i trattati europei, che si basano sui principi di competitività, concorrenza, deregolamentazione e liberalizzazione. Questa è l’unica via democratica disponibile.

La democrazia è in pericolo

I servizi pubblici e le istituzioni possono garantire e espandere i diritti e le libertà delle cittadine e dei cittadini e costituiscono la spina dorsale della democrazia. Il recupero della sovranità popolare in questi settori e la promozione di una vera cooperazione e solidarietà tra i diversi paesi sono passi cruciali per promuovere un nuovo ordine sociale, più equo e sostenibile per le persone.

La crisi finanziaria mondiale e la crisi europea dei debiti pubblici sono servite come pretesto per rafforzare il neoliberismo, per l’applicazione forzata di piani di austerità disumane e una regressione sociale e democratica. In ogni paese abbiamo assistito all’abbassamento dei nostri salari e pensioni, al deprivazione dei servizi pubblici, alla privatizzazione e al saccheggio. Il risultato:  un tasso di disoccupazione e di precarietà esplosivo e una perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche.

La mancanza di risposte ai problemi concreti dei residenti europei ha contribuito alla crescita dell’estrema destra, inoltre la mancanza di una risposta umanitaria e solidale collettiva per i rifugiati ha contribuito a promuovere una UE più razzista e xenofoba. La presenza di uomini, donne e bambini, provenienti da tutto il mondo, è oggi una caratteristica strutturale delle società europee. Ancora una volta dobbiamo affermare un NO rigoroso a qualsiasi forma di discriminazione, garantendo i diritti sociali per i residenti e gli immigrati, evitando che questi ultimi divengano il capro espiatorio del sistema.

L’aumento della disuguaglianza tra uomini e donne in Europa è ancora un problema strutturale, in cui il sessismo prodotto dal sistema patriarcale permea ogni sfera sociale, limitando e minando la qualità della vita delle donne.

Noi proponiamo un’altra via: costruire l’Europa su nuove basi in cui la sovranità popolare dovrà essere rispettata. Il nostro obiettivo è quello di ravvivare la speranza: un nuovo desiderio di cooperazione e solidarietà a livello europeo al servizio dei nostri popoli e dei popoli del mondo. La piattaforma elettorale presentata dal Partito della Sinistra Europea mira a delineare il profilo di una società democratica, sociale, ecologica, pacifica e solidale.

Noi consideriamo sacrosanto il diritto dei cittadini europei di lavorare, studiare e viaggiare liberamente negli altri paesi.

1- Un nuovo modello di sviluppo economico e sociale

Non possiamo più accettare sia le cosiddette riforme strutturali che stanno riducendolo  stato sociale e i diritti dei lavoratori o le attuali proposte delle istituzioni europee per approfondire l’unione economica e monetaria che non rispondono alle questioni chiave della riduzione delle disuguaglianze, della povertà e della disoccupazione.

Noi lottiamo per porre fine alle politiche di austerità. Invece, vogliamo forgiare un’alternativa politica economica e sociale in grado di creare posti di lavoro, ridistribuire la ricchezza e coprire tutto bisogni sociali.

La nostra strategia è la seguente.

  1. a) Consideriamo necessario, in un quadro generale di democratizzazione delle istituzioni dell’UE, modificare la missione della BCE, includendo l’occupazione nei suoi obiettivi e di rinunciare alla sua autonomia verso una reale responsabilità democratica. L’abolizione del patto fiscale e l’abbandono dei piani di austerità al fine di prevenire catastrofi sociali ed economiche. Per implementare questo, un programma di investimenti pubblici in settori socialmente importanti deve essere la priorità.
  2. b) Rilanciare le attività economiche per soddisfare le esigenze sociali nel rispetto dell’ambiente e la lotta contro la precarietà e la disoccupazione, soprattutto tra i giovani e le donne. Consideriamo fondamentale mettere in atto una riduzione del tempo di lavoro a parità di salario e stiamo avanzando una proposta in tal senso, attraverso una continua interazione con le organizzazioni sindacali.
  3. c) Noi sosteniamo tutte le lotte e le forme di alternative economiche e sociali che provengono dalle esperienze delle cooperative sociali e delle fabbriche recuperate autogestite.
  4. d) garantire che i sistemi di welfare garantisce la piena livello di dignità per tutte e tutti le/i residenti, garantire un adeguato livello delle retribuzioni e l’accesso universale alle pensioni e l’introduzione di misure generali e concrete contro crescente incertezza e povertà che sono una delle fonti di crescita della destra.
  5. e) Noi rifiutiamo questo modello di integrazione europea sulla divisione tra un centro e una periferia differente e più povera. Non vogliamo alcuni paesi sviluppati e altri sottosviluppati all’interno dell’Europa. Si tratta di un terribile cerchio nel capitalismo. Noi lavoriamo affinché tutti paesi in Europa si sviluppino in modo cooperativo.
  6. f) Il bilancio dell’UE deve essere utilizzato per la solidarietà e la redistribuzione. Le maniere migliori per facilitare questo è di passare attraverso il controllo democratico dei mercati finanziari e la proprietà pubblica e democratica delle banche. Una tassa sulle transazioni finanziarie deve essere imposta. Al fine di trovare le risorse per reali politiche sociali e redistributive sono necessari una riforma fiscale con una tassa minima per le grandi aziende e anche misure contro l’evasione fiscale. I paradisi fiscali devono essere chiusi.

Noi proponiamo una “rendicontazione pubblica paese per paese” definendo obblighi di totale trasparenza per le strategie delle grandi imprese che operano in Europa.

  1. g) Emancipazione economica delle donne attraverso la promozione di politiche per incoraggiare un migliore equilibrio vita/lavoro. Piani pubblici per l’educazione e la ri-educazione all’uguaglianza tra uomini e donne. Al fine di raggiungere questo obiettivo, l’espansione delle politiche occupazionali pubbliche è essenziale, come la promozione e lo sviluppo delle politiche sociali.
  2. h) Il debito non dovrebbe essere un problema nazionale. Pertanto chiediamo una conferenza europea sul debito pubblico, dove per finalizzare e mettere in atto soluzioni strutturali e di lungo periodo per la sua ristrutturazione e riduzione.

2- Un nuovo modello di sviluppo ecologico

La produzione capitalista sviluppa la tecnologia e la combina con vari processi sociali ed economici per trarne profitto. Questo causa la maggior parte dei problemi ecologici che attualmente abbiamo. La ricerca del profitto diventa una ricerca dei più deboli e meno protetti, come l’ambiente e i lavoratori dai paesi in via di sviluppo. Il benessere della natura e degli esseri umani dovrebbero sempre venire prima dei profitti del capitale.

Come Sinistra Europea, ci dedichiamo a questo e dobbiamo:

  1. Prevenire la privatizzazione delle risorse naturali e rendere pubblica la produzione e la distribuzione di energia; così come combattere la povertà energetica creando un diritto fondamentale di accesso all’energia e all’acqua e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
  2. Rilocalizzazione e conversione della produzione industriale in Europa, sviluppo di circuiti corti di produzione e di consumo al fine di ridurre lo sfruttamento delle risorse; abbiamo bisogno di una soluzione verde e a basso costo per affrontare la povertà energetica.
  3. Combattere il cambiamento climatico attraverso lo sviluppo di vere energie rinnovabili e del risparmio energetico, il miglioramento del trasporto pubblico, e lottare contro le nuove presunte soluzioni, basate sul mercato, per la riduzione delle emissioni di carbonio.
  4. Garantire la sovranità alimentare attraverso lo sviluppo economicamente ed ecologicamente sostenibile dell’agricoltura. La scelta della produzione e degli investimenti dovrebbe essere fatta in base a criteri di conservazione degli ecosistemi locali e di protezione della biodiversità. Noi rifiutiamo i sistemi di produzione insostenibili dominanti e il modello consumista, che rappresentano due facce dello stesso capitalismo.
  5. Proteggere il mare e sfruttare le risorse marine in maniera razionale. Combattere contro l’inquinamento marino e proteggere le riserve di petrolio, minerarie e gas.
  6. I beni comuni si riferiscono a risorse che sono necessarie per la vita. In tal senso, tutti dovrebbero avere pari diritto di accesso alle risorse naturali (terra, aria, acqua ed energia), allerisorse culturali (comprese le informazioni e le piattaforme digitali), istruzione e protezione sociale. Noi tutti condividiamo la responsabilità, sia per la corrente che perle generazioni future, e quindi dobbiamo democratizzare i beni comuni e respingere l’appropriazione neoliberale dei diritti sociali ed economici.
  7. Lottare contro gli accordi di libero scambio, perché sono una grave minaccia per la cooperazione internazionale in quanto favoriscono lo sfruttamento delle materie prime soprattutto in Africa e in America Latina.

3 – Potere al popolo

Una Europa sostenibile a livello sociale e ambientale, democratica, solidale e femminista, non può essere costruita sulla base dei Trattati esistenti dell’Unione Europea. Dobbiamo costruire una nuova Europa per conquistare il potere per il popolo, le lavoratrici e i lavoratori e le sue cittadine e i suoi cittadini. I punti che seguono sono parte di questo obiettivo.

  1. a) rafforzare la lotta alla corruzione attraverso un controllo indipendente.
  2. b) Riprendere il potere dalle mani della finanza rispettando la sovranità popolare e promuovere il coinvolgimento dei cittadini nel processo decisionale dell’UE
  3. c) Riaffermare i diritti dei lavoratori, le libertà sindacali, assicurare ed estendere i diritti sociali, rafforzare il potere di contrattazione collettiva dei sindacati, implementare misure concrete per combattere il dumping sociale.

La Sinistra Europea sostiene l’introduzione di un protocollo sociale nei trattati dell’UE come proposto dal Trade Union Network Europe, per proteggere le fondamentali libertà sindacali, i diritti e gli accordi collettivi.

Un protocollo sociale dovrebbe chiarire che i diritti sociali fondamentali hanno la priorità sulle libertà economiche, con il chiaro obiettivo di sradicare il dumping sociale nel mercato interno dell’UE.

  1. d) promuovere la democrazia digitale, la neutralità di Internet e la libertà di parola. Proteggere legalmente informatori (whistle-blowers) e giornalisti che denunciano frodi e crimini economici, finanziari e fiscali.

Garantire il diritto di una stampa libera e pluralista. Impedire la concentrazione proprietaria dei mass media e, attraverso questo, l’imposizione di un pensiero dominante.

4 – Per un’Europa dei diritti e delle libertà

Il nostro obiettivo è garantire i diritti umani di tutte le persone che vivono in Europa, uomini e donne, con l’accesso universale a questi diritti attraverso i servizi pubblici e i sistemi di sicurezza sociale gestiti a livello pubblico. I diritti fondamentali dei cittadini non dovrebbero essere soggetti al mercato. Non devono essere lasciati nelle mani delle imprese private e dei mercati finanziari. Il loro obiettivo è l’emancipazione umana e non il profitto. Crediamo anche che questi diritti debbano essere posti al centro degli investimenti pubblici, dei bilanci statali, e dei sistemi di contribuzione.

Le disuguaglianze, le guerre, la povertà e i cambiamenti climatici spingono milioni di persone a lasciare il loro paese alla ricerca di migliori prospettive di vita, ma spesso trovano la morte in questo enorme cimitero silenzioso che è oggi il Mar Mediterraneo. L’Europa è colpevole e assente: in aggiunta agli egoismi nazionali, si rifiuta di dare risposte basate sull’apertura e la solidarietà come la riforma del sistema di Dublino o la definizione di canali per la migrazione legale. Crediamo anche che la costruzione di una nuova Europa significhi riscoprire i valori dell’umanità che sembrano oggi dimenticati. Inoltre, le politiche di accoglienza e ospitalità e il riconoscimento dei diritti dei migranti non sono solo una questione di misericordia e gentilezza, ma rimangono un elemento fondamentale di qualsiasi ridistribuzione.

Riteniamo necessario implementare i seguenti punti:

  1. a) Rispetto del significato della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e in particolare dell’art. 21 sulla non discriminazione e la sua modifica per includere il divieto di discriminazione basata sull’identità di genere.
  2. b) Il diritto all’accesso universale all’assistenza sanitaria e alla protezione della salute.
  3. c) La depenalizzazione dell’aborto e il suo libero accesso in tutti gli Stati membri, nonché la libera scelta della maternità e la promozione della salute sessuale e riproduttiva. L’educazione sessuale e la contraccezione dovrebbero essere inclusi in tutti i programmi europei di educazione e salute.
  4. d) Il diritto all’istruzione pubblica universale e gratuita. Il processo educativo deve essere libero e laico in tutto il percorso educativo. La scuola deve fare della valutazione formativa il pilastro dei futuri cittadini responsabili. I test standardizzati, utilizzati con il pretesto dell’oggettività e dell’imparzialità, sono semplicistici e privilegiano le conoscenze di base che sono utili solo per il mercato del lavoro. Devono essere aboliti. In alternativa, sarebbe necessario descrivere l’evoluzione fatta dall’inizio del percorso educativo, attraverso la valutazione, fino alla fine, senza punteggi o voti, e quindi durante l’istruzione obbligatoria.
  5. e) Il diritto ai servizi sociali e all’assistenza per i disabili così come la promozione della vita indipendente.
  6. f) Promuovere i diritti LGBTQI e la fine della discriminazione: introdurre il riconoscimento legale del genere, il matrimonio civile e i diritti di adozione dei bambini per le coppie LGBTQI.
  7. g) Piena protezione dei diritti dei bambini.
  8. h) Difendere i diritti dei migranti e dei rifugiati e porre fine alla Fortezza Europa, creando corridoi europei sicuri sia per l’immigrazione legale che per i richiedenti asilo. Costruire collegamenti con i paesi di provenienza, promuovere una vera cooperazione, responsabilità condivisa e soluzioni basate sulla solidarietà per favorire l’integrazione economica e sociale. Accelerare i processi di asilo nonché i programmi di reinsediamento e ricongiungimento familiare e condannare le violazioni unilaterali da parte degli Stati membri che rifiutano di applicare tali programmi.
  9. i) Un’Europa dei popoli non può che incoraggiare la creazione artistica, l’educazione popolare, sviluppando anche uno spirito critico; arricchito da un senso di apertura, ospitalità e solidarietà. Si darà così priorità al più ampio accesso a cultura e educazione per tutti i residenti, senza esclusione.
  10. j) Promuovere il rispetto dei diritti degli anziani e garantire la pensione a tutti.
  11. k) Garantire il diritto a informazioni imparziali e veritiere. Sviluppare i diritti di comunicazione, per evitare società multinazionali o internet oscuri (darknet) siano i soli proprietari dei canali di comunicazione.
  12. l) Difendiamo tutte le convinzioni personali, ma vogliamo promuovere una completa separazione tra stato e religione e lavoriamo per una secolarizzazione delle politiche pubbliche.

5) Per un commercio equo nel mondo

Sosteniamo una cooperazione globale equa. Allo stesso tempo insistiamo sull’equità e la giustizia per le persone e l’ecologia. Sottolineiamo in particolare i seguenti punti:

  1. a) Gli accordi commerciali internazionali che rappresentano una minaccia per l’agricoltura, l’industria, le comunicazioni radio e televisive, i diritti dei lavoratori, l’ambiente e la cultura devono essere respinti.
  2. b) Sospensione di accordi dell’UE con paesi che violano sistematicamente i diritti umani e/o occupano territori contesi, in maniera particolare Israele e Marocco, che opprimono e violano i diritti dei popoli palestinese e saharawi di avere uno stato.
  3. c) Necessità di cooperazione e accordi nel Mediterraneo a beneficio della popolazione. L’Unione per il Mediterraneo, il cui obiettivo dichiarato è la promozione della pace, della stabilità e della prosperità, ha contribuito alla destabilizzazione della regione a causa delle politiche neoliberiste imposte dall’UE come condizioni per essere parte dell’Unione.
  4. d) Denunciamo trattati di libero scambio con diversi paesi dell’America Latina e dei Caraibi perché non sono basati sugli interessi delle popolazioni.

6) Per una Europa di pace

Noi difendiamo la pace e il dialogo politico in opposizione alla violenza e alla costrizione militare.

Il Partito della Sinistra Europea sostiene la pace tra i popoli e nella società. Difendiamo l’internazionalismo, in contrasto con l’imperialismo che crea divisioni artificiali tra i paesi e i popoli. Vogliamo unirci contro la crisi neoliberista e capitalista, che ha prodotto molte vittime tra i popoli, i lavoratori e in seno alla società.

Il profilo storico e la situazione geopolitica del nostro continente richiedono un concetto di pace e sicurezza indipendenti, nonché la creazione di relazioni sostenibili e di buon vicinato, ove possibile, nel Vicino Oriente, Medio Oriente e Nord Africa.

Il ruolo storico del nostro continente è quello di un mediatore che cerca un equilibrio tra gli interessi di ogni stato membro e non quello di un mero esecutore di interessi militari-industriali euro statunitensi. Gli interessi e le esperienze dei paesi non alleati e neutrali dell’UE devono essere presi in considerazione quando si crea un concetto contemporaneo e sostenibile di sicurezza e pace in Europa.

  1. a) Non vogliamo la NATO sul suolo europeo, quindi l’alleanza della NATO deve essere cancellata. La NATO è ora un’alleanza obsoleta che continua a generare interventi militari imperialisti invece di “preservare la pace”. Ciò di cui l’Europa ha bisogno è un nuovo sistema globale di pace e sicurezza basato sul dialogo e non uno scontro stile “guerra fredda” con la Russia.
  2. b) Noi difendiamo i valori della pace, affrontiamo le cause dei conflitti. Questo dovrebbe condurre a una politica comune nei confronti dei rifugiati e sui processi migratori orientata all’integrazione e che affronti le cause profonde reali dei flussi di migranti, vale a dire la guerra e la povertà. Chiediamo l’arresto immediato della produzione e delle esportazioni di armi da guerra europee.
  3. c) Ci opponiamo ai trattati militari e alle loro conseguenze per l’UE, respingiamo la militarizzazione dell’UE (PESCO e FRONTEX) e insistiamo sugli investimenti sociali piuttosto che sulle operazioni di espansione militare nascoste con il pretesto di “Cooperazione per la difesa e la sicurezza dell’UE e dei suoi cittadini”. Rifiutiamo completamente l’Unione di Difesa e l’escalation verso la militarizzazione.
  4. d) Condanniamo la criminalizzazione delle ONG e degli attivisti umanitari.
  5. e) L’UE deve fare pressione per il ritiro immediato delle forze di occupazione turche da Cipro e l’impegno concreto di Ankara a riprendere i negoziati il prima possibile sulla base concordata di una federazione bicomunitaria e bizonale, a partire da dove sono state lasciate le cose a Crans (Montana, USA) e nella cornice del Segretario Generale delle Nazioni Unite.
  6. f) Vogliamo un’Europa che sia in grado di ripensare in modo costruttivo alle sue relazioni con la Turchia, che rimanga aperta alla Turchia mentre chiede la fine del piano imperiale di Erdogan per l’islamizzazione della vita sociale e politica. Lo stato turco deve rispettare i diritti umani e la libertà di espressione invece di rafforzare la repressione contro le forze democratiche in nome di una politica anti-terrorismo volta ad attaccare il popolo curdo, i suoi rappresentanti, i suoi deputati, le sue organizzazioni e, in generale, tutte le forze democratiche che lavorano per la democrazia e la pace in Turchia e nella regione. Continueremo ad opporci alle guerre imperialiste in Medio Oriente e alle loro conseguenze disumane. L’Europa deve svolgere un ruolo vitale nello sviluppo immediato e nell’attuazione di una valida tabella di marcia per la pace in Siria, invece di continuare l’espansione della sua presenza militare in questo paese lacerato dalla guerra. Dovrebbe anche svolgere lo stesso ruolo nel caso dello Yemen, invece di rimanere in silenzio di fronte ai continui crimini di guerra.
  7. g) Resistere alle politiche di armamento dell’UE e alla militarizzazione, difendere ildisarmo nucleare e lo smantellamento dello scudo antimissile. Ritirare gli investimento per gli armamenti per reinvestirli nell’educazione alla pace.
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