«Dopo di me il diluvio»: dalla personalizzazione alla drammatizzazione. La nuova strategia di Renzi per raccogliere qualche sì in più è spargere terrore (complici le Moody’s di turno), alzare i toni (vedi il braccio di ferro con Bruxelles o il «fuori fuori» della Leopolda), demonizzare gli avversari definendoli «accozzaglia». Un modo come un altro di trasformare il confronto in una rissa, malgrado il capo dello Stato abbia invitato tutti (quindi anche lui) ad abbassare i toni.
Ma mentre Renzi, nervoso, strilla, il Comitato per il no nel referendum costituzionale lavora, andando città per città e piazza per piazza a spiegare il vero significato di una riforma che non fa quello che dice e dice quello che non fa: entrare nel merito e svelare il bluff è ciò che i cittadini apprezzano di più perché li aiuta a capire, a farsi un’opinione consapevole.
Un consenso che presto sarà misurato nelle urne, visto che il tribunale di Milano ha respinto il ricorso sul quesito e dunque il referendum del 4 dicembre si farà senza ulteriori rinvii. Per il Comitato per il no, il quesito sottoposto agli elettori, pur deformato e falso, non cambierà la sostanza del risultato: le elettrici e gli elettori sapranno riconoscere che è giusto votare no. Ma è un consenso che è già possibile registrare sui canali social, dove la distanza tra il sì e il no appare ormai incolmabile: 111mila like sulla pagina Facebook (contro i 54mila di Basta Un Sì), con, solo nell’ultimo mese, 11 milioni di persone che hanno visto i contenuti (47 milioni di visualizzazioni) e 1 milione che ha interagito (mi piace, condivisioni, commenti).
E sono ormai la bellezza di 700 i comitati locali sparsi per la penisola.
Fonte: Il manifesto

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