di Maurizio Acerbo e Paolo Ferrero  – Oggi si vota in Francia per il primo turno delle elezioni presidenziali. Inviamo i più sentiti e fraterni auguri al nostro compagno Jean Luc Melenchon. Una sua vittoria rappresenterebbe una rivoluzione democratica per tutta l’Europa.  Qualunque sarà il risultato la sua campagna è riuscita a suscitare un vastissimo consenso popolare intorno a una proposta alternativa rispetto al pensiero unico neoliberista e alla destra fascistoide dimostrando che un programma di sinistra radicale rappresenta l’unica via di uscita dalla crisi sociale e di civiltà che attraversa l’Europa.
Con Jean Luc Melenchon condividiamo lunghi anni di impegno comune nel Partito della Sinistra Europea e nel GUE. La nostra critica all’Unione Europea come costruita dai trattati e dalle scelte condivise dai governi di centrodestra e centrosinistra non ha nulla da spartire con chi propaganda un nazionalismo reazionario e il razzismo. Come Melenchon pensiamo che i trattati europei vadano messi radicalmente in discussione e che per farlo bisogna disobbedire unilateralmente ai diktat antisociali e antipopolari che impongono, proporre un modello di integrazione alternativo rispetto a quello neoliberista, difendere la sovranità popolare nei confronti di classi dominanti che perseguono sistematicamente lo svuotamento della democrazia.
Quando opinionisti come Paolo Mieli dichiarano che una vittoria di Melenchon segnerebbe la fine dell’Europa dicono una clamorosa sciocchezza.
Sono Draghi, Schauble e i governi che hanno strangolato la Grecia di Tsipras i veri anti-europeisti non certo chi propone un’alternativa nel segno della democrazia, della pace e della cooperazione tra i popoli.
Gli apprendisti stregoni che aprono la strada alla Le Pen e ai suoi epigoni sono quelli che da anni impongono un inesorabile smantellamento del modello sociale europeo e la crescita della diseguaglianza.
La vicenda francese conferma che la mutazione genetica degli ex-socialisti non è un dato solo italiano ma europeo. Gran parte della classe dirigente sostiene il candidato iperliberista Macron e Hamon non ha fatto il doveroso passo indietro per sostenere l’unico candidato di sinistra che può andare al ballottaggio.
L’esempio di Melenchon dimostra che un progetto di società fondato sulla solidarietà, i diritti e la giustizia sociale può rimettere insieme un popolo corrispondendo agli interessi e ai bisogni della maggioranza delle cittadine e dei cittadini. Bisogna osare e pensare in grande senza temere di essere minoritari ma ponendosi il tema di come costruire un messaggio e un profilo convincente e comunicabile.
Solo una sinistra radicale può salvare l’Europa.

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