Una svolta politica annunciata. A suo modo anche «storica». Berlino verrà amministrata dalla coalizione «rossoverde». Le urne di settembre avevano già sanzionato la svolta con i numeri all’interno dell’Abgeordnetenhaus, la camera dei deputati della città-stato: Spd, Linke e Verdi contano 92 seggi su 149, mentre la prosecuzione dell’intesa «federale» Spd-Cdu si ferma a 69.

E ieri è arrivata la conferma ufficiale, al termine della tradizionale discussione del dettagliato programma che vincolerà sindaco e maggioranza. Il primo cittadino Michael Müller (Spd) della capitale tedesca, già sindaco dal 2014, conterà su 4 assessori Spd e tre ciascuno di Linke e Verdi. «È l’alba di una coalizione per il rilancio»: così Müller, anticipando che la riqualificazione di strade e scuole sono in cima alle priorità dell’amministrazione. Nel programma concordato spicca l’ambiziosa riduzione del carbone, fonte di riscaldamento soprattutto nelle abitazioni dell’ex Ddr. Potrebbe essere invece la Linke a governare un’altra questione cruciale: 6 mila nuove unità abitative nella regione metropolitana di Berlino. I Verdi invece si occuperanno dello «sviluppo urbano», non solo nella gestione del traffico, ma anche nella strategia della mobilità sempre più ecologica. In base all’intesa raggiunta dopo due mesi di trattative, la Linke avrà anche il nuovo incarico alla cultura, probabilmente appannaggio di Klaus Lederer. L’assessorato all’economia è l’altro obbiettivo raggiunto dai Verdi con Ramona Pop, anche se le finanze resteranno nelle mani della Spd.

Dunque, Berlino apre uno scenario in assoluta controtendenza rispetto alla Grosse Koalition di Angela Merkel e restituisce la forza dell’aternativa possibile. Nessuno tuttavia può nascondere anche gli ostici dossier, a cominciare dai conti di bilancio in profondo rosso sull’onda della riunificazione della città-simbolo. Ma è altrettanto preoccupante l’incompiuta realizzazione del nuovo aeroporto internazionale intitolato a Willy Brandt: i costi sono già lievitati da 2,2 a 7 miliardi di euro e il cantiere «all’italiana» non sarà concluso prima del 2019.

Sebastiano Canetta – Il Manifesto

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